INNOVAZIONE E DIGITALIZZAZIONE DELLA PA

Il percorso di digitalizzazione di una PA rientra all’interno di una strategia che si propone di migliorare l’accesso online ai beni e ai servizi in tutta Europa, sia per i consumatori che per le imprese, e di sfruttare il potenziale delle tecnologie ICT per favorire l’innovazione, la sostenibilità, la crescita economica e il progresso.

Le tecnologie digitali offrono innumerevoli possibilità sia nell’organizzazione delle amministrazioni, che nei rapporti tra queste, i cittadini e le imprese, grazie alla promozione dei diritti di cittadinanza digitale e all’applicazione di un modello di open government.

Una pubblica amministrazione efficiente e innovativa deve assicurare servizi veloci e di alta qualità ai suoi cittadini. Questo significa riconsiderare e ridefinire, in ottica digitale, le procedure e i servizi offerti e fornire alle altre amministrazioni il libero accesso ai dati e ai servizi e, nei limiti del possibile, anche alla società civile.

Già diverse amministrazioni hanno adottato l’uso di registri dei contratti e hanno digitalizzato le procedure di appalto. Non sono una novità neanche l’utilizzo della firma elettronica, il rilascio digitale di documenti e informazioni, né la previsione dell’obbligo di fatturazione elettronica (ormai sia nel settore pubblico che nel settore privato). Si parla ormai anche di cittadinanza digitale, riferendosi alla capacità di un individuo di partecipare alla società online. In tal senso diventa importante educare alla cittadinanza digitale.

COSA DI INTENDE PER CITTADINANZA DIGITALE

La “cittadinanza digitale”, cioè l’insieme di diritti e doveri connessi al digitale, mira a semplificare il rapporto tra cittadini, imprese e pubblica amministrazione tramite le tecnologie digitali. Con questa cittadinanza viene sancito il diritto di cittadini e imprese, di accedere a tutti i dati, i documenti e i servizi di loro interesse in modalità digitale, al fine di garantire la semplificazione nell’accesso ai servizi.

Gli elementi della cittadinanza digitale sono i seguenti:

  • Accesso digitale: per parlare di cittadinanza digitale bisogna prima di tutto sostenere il libero accesso alle tecnologie;
  • Diritti e doveri digitali: da un lato ci sono i diritti, connessi ad esempio alla privacy, al trattamento dei dati e alla libertà di espressione, dall’altro invece i doveri e le responsabilità che comportano un utilizzo appropriato della tecnologia, nel rispetto della normativa;
  • Competenze digitali: la tecnologia si evolve di continuo e il mercato del lavoro richiede sempre di più competenze digitali;
  • Comunicazione digitale: grazie alle tecnologie, tutti hanno l’opportunità di comunicare e collaborare con chiunque, da qualsiasi luogo e in qualsiasi momento;
  • Commercio digitale: il mercato è ormai elettronico e gli acquisti online sono sempre più comuni, per questo è necessario stabilire delle norme a tutela dei consumatori digitali;
  • Salute e benessere digitali: le tecnologie possono essere sfruttate anche in ambito sanitario (si pensi alla cartella clinica elettronica o alle ricette digitali).

Tutto questo richiede un processo di informatizzazione della pubblica amministrazione: si parla in tal senso di e-government (amministrazione digitale).

COSA SI INTENDE PER E-GOVERNMENT

La suddetta nozione si è evoluta nel tempo, in considerazione della rapidità dei cambiamenti nell’ambito dell’ICT, Information and Communication Technologies.

La Commissione Europea, in una comunicazione del 26 settembre 2003 (dal titolo “Il ruolo dell’e-government per il futuro dell’Europa”), ha definito l’e-government come «l’uso delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione nelle amministrazioni pubbliche, coniugato a modifiche organizzative ed all’acquisizione di nuove competenze al fine di migliorare i servizi pubblici ed i processi democratici e di rafforzare il sostegno alle politiche pubbliche».

In un’altra comunicazione, la n.179/2016 del 19 aprile 2016, la Commissione ha fissato i principi di base cui deve ispirarsi l’azione per l’e-government per il periodo 2016-2020. Così viene descritto il piano d’azione: «Entro il 2020 le amministrazioni e le istituzioni pubbliche nell’Unione Europea dovrebbero essere aperte, efficienti e inclusive e fornire servizi pubblici digitali end-to-end senza frontiere, personalizzati e intuitivi a tutti i cittadini e a tutte le imprese nell’UE. Il ricorso ad approcci innovativi permette di progettare e fornire servizi migliori, in linea con le esigenze e le richieste di cittadini e imprese. Le pubbliche amministrazioni sfruttano le opportunità offerte dal nuovo ambiente digitale per interagire più facilmente tra di loro e con le parti interessate.»

IL DESI: DIGITAL EUROPEAN

La relazione DESI (Indice di digitalizzazione dell’economia e della società) è lo strumento con il quale la Commissione Europea monitora annualmente dal 2015 la competitività digitale degli Stati membri.

I capitoli tematici presentano un’analisi a livello europeo della connettività a banda larga, delle competenze digitali, dell’utilizzo di internet, della digitalizzazione delle imprese, dei servizi pubblici digitali, del settore ITC e delle relative spese in R&S, nonché del ricorso ai finanziamenti di Orizzonte 2020 da parte degli Stati membri.

LA SITUAZIONE EUROPEA

I servizi elettronici riducono il tempo trascorso negli uffici della PA e questo risparmio di tempo incoraggia le persone a utilizzare i servizi digitali.

Nel 2019 i Paesi che hanno ottenuto il punteggio più alto nella classifica europea sono Finlandia, Svezia, Olanda e Danimarca, rientrando tra i leader della digitalizzazione, con oltre il 90% degli utenti digitali (dai 16 ai 74 anni di età). Questi Paesi sono seguiti da Regno Unito, Lussemburgo, Irlanda, Estonia e Belgio. Hanno invece ottenuto il peggior punteggio: Bulgaria, Romania, Grecia e Polonia.

Gli indicatori tenuti in considerazione per la valutazione DESI sono i seguenti:

  • Utenti e-Government: percentuale di utenti che usano Internet per compilare e inviare moduli alla PA;
  • Moduli pre-compilati: percentuale di moduli ricevuti dalla PA tramite Internet;
  • Livello di completezza dei servizi online;
  • Servizi digitali pubblici per le aziende;
  • Open data: indice di trasparenza della PA, con accesso al patrimonio informativo che questa possiede (nei limiti in cui l’accesso può essere garantito);
  • Servizi di sanità digitale: percentuale di persone che hanno usufruito di servizi sanitari e di assistenza online;
  • Scambio di dati medici: misura dell’utilizzo di reti elettroniche per lo scambio di dati tra operatori sanitari e professionisti del settore;
  • Ricette digitali: percentuale di utilizzo delle reti elettroniche per trasferire le prescrizioni ai farmacisti.

LA SITUAZIONE ITALIANA

L’Italia si colloca al 24° posto fra i 28 Stati membri dell’UE nell’indice di digitalizzazione dell’economia e della società (DESI) della Commissione Europea per il 2019.

Sul fronte dei servizi pubblici digitali, l’Italia si piazza al 18º posto tra gli Stati membri dell’UE, con buoni risultati per quanto riguarda gli open data e i servizi di sanità digitale. Presenta tuttavia uno scarso livello di interazione online tra le autorità pubbliche e l’utenza: solo il 37% degli utenti italiani che ha bisogno di inviare moduli lo fa online.

I risultati italiani migliorano nei settori dell’open data e nei servizi di sanità digitale. L’Italia è infatti il quarto paese nell’UE in materia di open data, con un punteggio dell’80%. Si posiziona ottava nell’UE per quanto riguarda i servizi di sanità digitale; il 24% degli italiani ha usufruito di servizi di sanità e assistenza erogati online. Il 32% dei medici di base usa le ricette digitali.

L’Agenzia per l’Italia Digitale (AgID) e il Team per la Trasformazione Digitale coordinano la digitalizzazione dei servizi pubblici, evidenziando gli aspetti chiave per attuare un’azione di trasformazione e indicando il perimetro entro il quale l’Amministrazione deve progettare la propria digitalizzazione.

L’11 marzo 2019 l’AgID ha pubblicato il “Piano triennale 2019.2021 per l’Informatica nella Pubblica Amministrazione”, in continuità con il precedente piano (biennio 2017-2019). Il progetto è articolato in 90 linee di azione nelle seguenti macro-aree:

  • Infrastrutture: si prevede la realizzazione del “modello Cloud della PA, l’adeguamento del modello di connettività al paradigma cloud, la razionalizzazione e il consolidamento dei data center, con l’obiettivo di ridurre i costi di gestione delle infrastrutture IT;
  • Modello di interoperabilità: l’obiettivo è quello di creare un "Sistema informativo della PA" che assicuri l’interazione e lo scambio di informazioni, che garantisca il dialogo interno dei singoli ecosistemi e tra un ecosistema e l’altro e che infine assicuri, nel rispetto della privacy, l’accesso ai dati della pubblica amministrazione anche a soggetti terzi;
  • Dati della PA: si distingue tra dati di interesse nazionale, scambiati tra amministrazioni, e dati aperti, comunemente chiamati “open data”, che abilitano il riutilizzo dei dati da parte di chiunque (eccetto in caso di restrizioni come il segreto di stato o i vincoli di protezione);
  • Piattaforme: si tratta di soluzioni che aiutano nella digitalizzazione dei processi amministrativi, uniformandone le modalità di erogazione;
  • Ecosistemi: si intendono tali le aree di intervento settoriali e omogenee in cui si svolge l’azione delle pubbliche amministrazioni (dalla sanità all’agricoltura, dalla scuola ai beni culturali) e in cui vengono erogati servizi a cittadini e imprese attraverso il digitale;
  • Sicurezza informatica: l’obiettivo è quello di garantire non solo la disponibilità, l’integrità e la riservatezza delle informazioni proprie del Sistema informativo della pubblica amministrazione, ma anche la resilienza della complessa macchina amministrativa;
  • Strumenti per la generazione e la diffusione di servizi digitali: la digital transformation richiede un forte supporto governativo centrale e un adeguato coinvolgimento di una comunità attiva;
  • Governance: il governo della trasformazione digitale passa attraverso alcuni concetti: semplificare, riorganizzare i processi e rafforzare le competenze.

LA STRATEGIA DELLE 3 C

Secondo la strategia delle 3 C, gli elementi necessari per avviare una trasformazione digitale, sono: centralizzazione, contabilità e cittadini.

La transizione digitale nella PA garantirebbe un cospicuo risparmio di risorse economiche nell’ammontare della spesa pubblica. Di questo risparmio ne beneficerebbe non solo l’amministrazione, ma anche ciascun cittadino: d’altronde si sa che attraverso il prelievo fiscale le spese pubbliche gravano sui cittadini.

Digital4Executive, in un articolo del 24 maggio 2012, riportava una stima dell’Osservatorio Fatturazione e Dematerializzazione della School of Management del Politecnico di Milano, che titolava così: “Con la digitalizzazione si possono risparmiare 200 miliardi di euro all’anno in Italia”. La stima era riferita sia al mercato della PA (per un totale di 40 miliardi), che al mercato delle imprese private (per un totale di 160 miliardi). Dal 2012 ad ora si è tanto parlato di digital transformation, ma molti paesi europei, tra cui l’Italia, hanno ancora tanta strada da fare. Per questo, Agenda Digitale (il giornale sull’agenda digitale italiana), propone la strategia delle 3 C.

Bisogna centralizzare funzioni e programmazione in capo ad un unico soggetto. C’è la necessità, oltre che l’urgenza, di reclutare personale di eccellenza che garantisca le competenze necessarie, senza trascurare la formazione mirata del personale esistente, che deve essere in grado di adeguarsi agli standard richiesti dall’Europa. Bisogna inoltre investire in accountability, cioè standardizzare per tutta la PA una lista di regole certe e condivise, in modo da poter rendicontare in tempo reale le performances della PA, i progressi e i risparmi della transizione digitale.

Ma soprattutto bisogna rimettere al centro delle strategie della PA il cittadino, con i suo i bisogni, le sue difficoltà quotidiane. Questo significa adattare in chiave digitale tutti i servizi per il cittadino, puntando sulla facilità di accesso e di utilizzo, sulla inclusività e sull’utilità dei servizi digitali intesa come capacità di migliorare la qualità della vita dei cittadini stessi.

OBIETTIVI DI SVILUPPO SOSTENIBILE: il TWI2050

L’Organizzazione delle Nazioni Unite nel settembre 2015 ha stilato e promosso 17 obiettivi di sviluppo, da raggiungere entro il 2030. Questo è quello che emerge dal rapporto TWI2050 report: Transformations to achieve the sustainable development goals, promosso dall’International Institute for Applied System Analysis (IIASA).

Il TWI2050, The World in 2050, è un’iniziativa di ricerca globale a sostegno di una corretta attuazione dell’agenda 2030 delle Nazioni Unite ed è stato istituito dall’IIASA, International Institute for Applied Systems Analysis, e altri partner.  Questo documento mira a sviluppare percorsi trasformativi ed equi e a fornire le informazioni e gli orientamenti necessari ai responsabili politici di ciascun paese. Gli obiettivi sostenibili toccano diverse aree sociali, economiche e ambientali. Il focus di questi obiettivi è la “rivoluzione digitale”. Risulta infatti sempre più chiaro a tutti che l’evoluzione tecnologica è divenuta ormai una forza trainante nella trasformazione della società.

La trasformazione digitale cambierà radicalmente tutte le dimensioni delle società e delle economie globali e, di conseguenza, anche l’interpretazione del paradigma della sostenibilità stessa. La digitalizzazione non è solo uno strumento per risolvere le sfide della sostenibilità, ma è soprattutto il motore del cambiamento dirompente.

Il rapporto TWI2050 delinea i presupposti necessari per una trasformazione digitale di successo, tra cui prosperità, inclusione sociale, ambiente, sostenibilità e buon governo. Delinea anche alcune delle implicazioni sociali associate a un futuro sempre più digitale e sviluppa riflessioni e considerazioni sugli aspetti relativi alla governance.

Nove sono i messaggi chiave del rapporto:

  • Sta emergendo una nuova era nella storia umana! Dopo il neolitico e l'industriale, la rivoluzione digitale è la prossima era;
  • Le tecnologie digitali possono consentire un'evoluzione dirompente verso uno sviluppo sostenibile;
  • La governance è urgentemente necessaria! Le dinamiche dirompenti della digitalizzazione stanno sfidando le capacità di assorbimento delle nostre società e minacciano di erodere la coesione sociale;
  • La rivoluzione digitale apre le porte a un salto di qualità per la civiltà umana;
  • La valorizzazione e l'incremento umano rappresentano un futuro incerto per la nostra specie! Homo sapiens si sta trasformando in Homo digitalis;
  • Dobbiamo capire e superare i momenti di ritardo” della svolta dell'innovazione;
  • Dobbiamo costruire società della conoscenza responsabili, in grado di muoversi verso la sostenibilità nell'era digitale;
  • Il tempo scorre verso il 2030: abbiamo solo 10 anni per raggiungere i nostri obiettivi di sviluppo sostenibile.

RAPPORTO TRA SOSTENIBILITÀ E DIGITALIZZAZIONE DELLA PA

Nel 2050 circa i 2/3 della popolazione vivrà nelle aree urbane e quindi sarà necessario garantire in queste aree servizi di connettività integrati, infrastrutture smart ed un ridotto impatto ambientale.

“I processi di innovazione e digitalizzazione del sistema paese e delle comunità locali toccano aspetti tecnologici, economici, sociali, etici, gestionali e logiche di cooperazione” (IIASA, 2018, p. 8).

L’infrastruttura urbana dovrebbe, ad esempio, avere un sistema efficiente di trasporti; garantire l’accesso universale ad una rete di elettricità affidabile e a basso costo; assicurare acqua e fognature sicure; prevedere una gestione sostenibile del sistema di raccolta e riciclo dei rifiuti; offrire una connettività veloce, a banda larga e a basso costo per supportare le imprese e l’erogazione di servizi pubblici.

Tutti questi obiettivi possono essere raggiunti più facilmente proprio grazie alle nuove tecnologie e alla digitalizzazione della PA.

Approfondisci il tema dell’innovazione leggendo anche il nostro articolo sulle smart cities.

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