DA SMART CITY A GHOST CITY: DIGITALIZZAZIONE E CITTÀ

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Il termine smart cities viene usato per la prima volta all’inizio degli anni ’90 per indicare la trasformazione urbana figlia della rivoluzione tecnologica. Serve a descrivere le nuove strumentazioni ICT finalizzate a rispondere alle problematiche delle grandi metropoli: dalla gestione del traffico e dei trasporti allo smaltimento dei rifiuti, dall’efficienza delle reti di distribuzione di energia ed acqua alla sicurezza e alla salute dei cittadini.

Le città iniziano ad assumere un ruolo diverso, diventando veri e propri laboratori urbani tecnologico-digitali e assumono l’aspetto di “digital city”. L’obiettivo diventa quello di fornire ai cittadini servizi e accessibilità ad una vasta gamma di strumenti ‘smart’, portando innovazione tecnologica ovunque. Il concetto di smart city ha generato dibattiti tra gli stakeholder che studiano sia i vantaggi che gli svantaggi che può portare tale cambiamento.

Gli effetti della pandemia da Covid-19 e l’obbligo di attrezzarsi di strumenti digitali per via del lockdown ha fatto riflettere sulla necessità di trasformazioni che puntano a rendere più smart le città, così da permettere accessibilità anche da remoto ai vari servizi.

Nonostante la trasformazione in smart city porterebbe i suoi vantaggi in termini di innovazione digitale e sostenibilità ambientale – grazie alla possibile riduzione della mobilità e quindi delle emissioni di CO2 – diversi ricercatori hanno ipotizzato un possibile scenario distopico, che rischierebbe di trasformare i grandi centri abitati in città fantasma o ghost city.

In questo nuovo articolo del JOurnal scriviamo di come la trasformazione digitale delle città rischia di desertificare i grossi centri urbani.

SMART CITY E GHOST CITY: UNO SCENARIO DISTOPICO

Oltre a produrre una inedita capacità di calcolo, gli strumenti ICT consentono anche di sperimentare nuove modalità di confronto e di co-decisione tra gli esseri umani, dando vita a nuove forme di “cittadinanza online”. Questo fenomeno è stato già visibile durante il lockdown che ha obbligato tutti a minimizzare il contatto umano e a spostare la comunicazione online. Lo smart working e tutti gli strumenti digitali che hanno permesso di comunicare da remoto hanno trasformato i grandi centri urbani in città fantasma.

Il termine città fantasma o ghost city non è nuovo. Basti pensare alle new town asiatiche e mediorientali, frutto di investimenti enormi, che mostrano l’aspetto più inquietante del concetto, perché si allontanano notevolmente dall’idea di città come “civitas”, come comunità volta a rispondere ai bisogni che emergono dai cittadini. Queste città iper-tecnologiche, completamente automatizzate e robotizzate, al contrario, se da un lato permettono di realizzare scenari urbani avveniristici e sperimentare soluzioni tecnologiche all’avanguardia, dall’altro lato alimentano paure e preoccupazioni per la pervasività del controllo nei confronti dei cittadini. Lo stesso vale per Masdar, negli Emirati Arabi, pensata come la prima città al mondo zero-carbon, che nonostante investimenti milionari rischia di diventare una città fantasma a causa dell’esigua popolazione residente.

TRASFORMAZIONE DIGITALE E URBANIZZAZIONE: UN BENE O UN MALE?

Molti si chiedono se la celere trasformazione digitale porterà i benefici che si prefigge. Una domanda da un milione di euro visto che la digitalizzazione dipende da un numero infinito di variabili che non permette quindi un’accurata previsione.

L’intuizione principale su cui si concentra l’attuale dibattito è la teoria secondo cui le tecnologie digitali possono migliorare la vita delle persone, fornendo un livello più ampio di accesso a diverse informazioni e servizi a costi ridotti, ma allo stesso tempo possono comportare un grave rischio di disparità e disuguaglianza sociale, a causa del divario digitale tra coloro che possiedono le competenze per usare i nuovi strumenti tecnologici e quelli che ne sono privi.

Non solo, anche sul campo urbanistico nascono diversi dubbi circa i nuovi aspetti che le città possono assumere e i danni sociali che potrebbero generare. La possibile alienazione ed il rischio di trovarsi ‘disconnessi’ fisicamente sono fattori da prendere in considerazione.

Insomma, l’innovazione tecnologica è ormai un obbligo, ma bisogna studiarne tutti gli ambiti in cui essa viene sempre più applicata per capirne tutte le inevitabili conseguenze.

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